2007 - Il risveglio di Cison di Marzio Favero

È impossibile prendere parte alla manifestazione di mezz'estate Artigianato Vivo senza provare una specie di vertigine temporale. Le piazze e le corti di Cison di Valmarino, conchiuse e definite armonicamente da palazzi ed edifici storici di diverso stile ma di struggente bellezza, suscitano al visitatore, che vi si aggira per curiosare fra le bancarelle degli espositori, il senso del ritorno ad una dimensione originaria. Non si tratta solo di una suggestione indotta da uno dei più affascinanti e meglio conservati borghi della pedemontana veneta.

È, piuttosto, il dischiudimento alla coscienza dell'origine comunitaria di quella imprenditorialità diffusa che ha irrevocabilmente trasformato la Marca trevigiana in una straordinaria piattaforma produttiva di natura agropolitana, cioè in una città infinita che racchiude in forme reticolari quanto resta della campagna. Tale risveglio potrebbe però rivelarsi insufficiente e persino fuorviante se il visitatore avesse da soffermarsi esclusivamente sulle espressioni di carattere artistico che rallegrano la manifestazione. Una simile visione dell'artigianato - ad uso soprattutto del turista - sarebbe invero troppo riduttiva. Nell'assetto produttivo del nostro territorio, l'impresa artigianale costituisce un imprescindibile, potente e soprattutto flessibile motore nei servizi alle persone, nelle costruzioni, nel manifatturiero, nei trasporti e nel commercio.

Piuttosto, ciò che dovrebbe offrirsi come occasione di riappropriazione collettiva, possibile soprattutto qui, in questo lembo esemplare di archeologia del paesaggio, è la memoria di quello "spazio manifatturiero" - per dirla con le parole del prof. G.L. Fontana - che ebbe a configurarsi durante la Repubblica Veneta fra alta pianura veneta e pedemonte ove l'agricoltura, la disponibilità di energia idraulica e l'opera di mercanti imprenditori contribuirono alla disseminazione e fioritura di innumerevoli arti minori. Il patrimonio di competenze pre-industriali di fabbri, falegnami, mugnai, filatori, tintori, casari, conciatori, ecc. - e spesso degli stessi contadini chiamati ad arrangiarsi in tutto - hanno sotteso l'affermazione nell'Ottocento di una economia di trasformazione anche di dimensione industriale in Veneto, e reso possibile, nella seconda metà del secolo scorso, quello che impropriamente viene chiamato il "miracolo economico" del Nord Est, che in quota parte significativa si deve ascrivere comunque al lavoro artigianale.

Ciò che contraddistingue il fare dell'artigiano, oggi come in passato, non è tanto il mero impiego di conoscenze tecniche, quanto piuttosto la capacità di gestire queste ultime nell'ambito di un sapere esperenziale che lega assieme le attitudini e le capacità del produttore alle esigenze ed ai gusti della Comunità di riferimento, cosicché grazie ad esso la materia viene trasformata in un oggetto che reca in sé la traccia dell'essenza dell'artefice ed è in grado di soddisfare alle esigenze funzionali e simboliche del committente o del compratore.

Tale caratteristica di attività fortemente umanizzata persiste anche ai giorni nostri nella dimensione artigiana, nonostante la mutazione di contesto avvenuta sotto molteplici aspetti sociali, culturali e tecnologici. Essa rivendica a chi vi si dedica con rinnovata passione l'appartenenza a quella nobiltà del lavoro che per secoli ha fatto da contrappunto alla nobiltà di spada, attraverso un rapporto dialettico spesso estrinsecatosi a livello urbanistico-territoriale nel binomio borgo-castello, come è avvenuto anche a Cison di Valmarino. Una nobiltà del lavoro che trova in Artigianato Vivo il suo momento di festa nella Marca trevigiana grazie all'impegno dei Volontari di Cison, ai quali è doveroso rendere il ringraziamento per ventisette anni di passione, di fatiche e di successi.

Marzio Favero
Assessore alla Cultura
Provincia di Treviso

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