Le corti del paese, le sue vie, i portici, i selciati e le mura fanno da scenario ad un continuo ed indimenticabile susseguirsi di luci, suoni e colori.

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Presentazione

Sentivo sempre mio padre nominare Cison. Aveva un fratello alpino disperso in Russia e lì c’era il Bosco delle penne mozze dove andava spesso per rendergli omaggio.

Quattro anni fa, per la prima volta, sono andato ad “Artigianato Vivo”.  Qui, con stupore, mi sono ritrovato bambino. Con la stessa meraviglia di allora, ho osservato le mani degli artigiani produrre oggetti, quelli della nostra storia e del nostro tempo. Le stesse mani di mio nonno, gli stessi oggetti che creava, gli stessi gesti che mi insegnava perché anch’io potessi imparare a forgiare quelle cose.

Un salto indietro di cinquant’anni, quando si legava la saggina per fare le scope, si facevano i rastrelli di legno, si impagliavano le sedie con lo strame che si andava a raccogliere sui fossi nel mese di agosto.

Così, ho rivisto la crìgola, il cesto rovesciato che serviva per trattenere la chioccia con i pitussèti, la trottola incisa, i cucchiai scavati, la fionda… la sapienza contadina di una volta, che pensavo fosse andata perduta, l’ho ritrovata tra gli artigiani di Cison.

Nonno Giovanni mi insegnava a intagliare il legno con la brìtola, a disegnare i giochi di noi bambini, a ricavare un coltello dalla lama di una falce rotta, a fare i portafiori di legno con le stroppe del salice, a intrecciare i cesti che poi si incidevano per fare disegni floreali, quasi ricami. Ricordo, come fosse adesso, l’odore dei gelsi che venivano tagliati per fare le sedie della cucina.

E’ straordinario ritrovare tutto ciò tra le pietre di Cison, dove ogni angolo si trasforma in una bottega. Perché il fatto che “Artigianato vivo” attiri a Cison così tante persone, permette di rendere vitale il paese, che altrimenti conoscerebbe l’oblio, come tanti altri bei luoghi abbandonati e lasciati rovinare. Qui, mi sono sentito a mio agio, mi sono sentito a casa. L’atmosfera che si respira è cordiale, mi sento in sintonia con tutto e con tutti.

E mentre mi ritrovo a fare sul mio lavoro con la frutta e la verdura gli stessi intagli che il nonno faceva sul legno con la sgubbia, mi chiedo se è stato proprio lui, con il suo esempio, a instillarmi quel rovello da dove è poi nata la mia passione per l’intaglio e la scultura vegetale.

Grazie Cison, per aver conservato tutto questo, per avere fatto rivivere la conoscenza della società contadina e della tradizione, per avere salvato un mondo.

Beppo Tonon