Antonio Favale

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Mostre e Musei
Antiche Cantine Brandolini

da Domenica 4 a Giovedì 15 Agosto 2019 - Ore 10:00


Mostra artigianale "Dall' ARTIGIANO ... all' ARTE" con la partecipazione dell'artista Antonio Favale.
Nei giorni festivi ( domenica 4, domenica 11 e giovedì15 agosto) dalle ore 10:00 alle 24:00.
Nei giorni feriali dalle ore 17:00 alle 24:00.

Antonio Favale è nato a Grottaglie ( TA ) nel 1957.
Dopo aver frequentato il liceo artistico di Taranto, si è diplomato in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Bari.
Dal 1986 risiede a Treviso dove insegna Educazione Artistica presso la Scuola Media “A. Serena”.

Privilegi o svantaggi, onnipotenza o impotenza del fare, disfare, che rende il creativo potente o debole di fronte alla tela, ancor più laddove l’osservatore attento coglie o interpreta messaggi chiari o nascosti, di facile lettura o di contorta immaginazione.
Certo è che ad ognuno è data la possibilità di leggere ciò che desidera leggere nei miei libri, vedere ciò che immagina vedere nelle mie finestre e passeggiare nei miei paesaggi, sorta di raffigurazioni propiziatorie che rendono lo spettatore partecipe delle mie emozioni.
Propiziatorie come le mie “Veneri” interpreti di speranze, fecondità, abbondanze palesi ed evanescenti, fatte disfatte e rifatte, che lasciano cogliere ciò che sono o che si vorrebbe fossero.
Antonio Favale

C'è una commistione curiosa di immediatezza e riflessione, di istinto e contemplazione, di realtà e immaginazione nella pittura di Antonio Favale. In tutti i suoi cicli si avverte, accanto al dato mimetico, un'indagine sottile che trasfigura l'oggetto per includere orizzonti di percezione più vasti. Nei paesaggi, ad esempio, l'esperienza sensibile diventa magia, emozione dello sguardo, sensazione dilatata di spazio e profondità. I colori accuratamente scelti individuano profondità e prospettive che sfidano le logiche euclidee per servire una geometria personale insita nella mente e nel cuore, nell'occhio che registra e nella mano che insegue ogni profilo.
Antonio Favale utilizza una grafia precisa e studiata, fa nascere forme attraverso linee calibrate, accentuate o leggere. Il ductus cromatico rispetta le mappe segniche e si assiste, con trepidante fascinazione, all'andamento mosso delle colline rivestite di grano e di humus, di fieno e di erbe nuove. Può capitare che il giallo delle messi debordi e si sfaldi in una massa liquida improvvisa oltre ogni confine, oppure che una montagna riveli una tessitura inaspettata, d'ispirazione vagamente cezanniana per le pennellate dense di materia e di toni, concentrate verso l’alto.
Ogni tratto svela la componente geologica differente, la natura prismatica di una cima che raccoglie l’umana istanza del sacro, luogo di ascesa, punto di incontro del cielo e delle terra, avamposto speciale dal quale osservare il basso, volutamente lasciato indeterminato, e sciolto in tanti rivoli.
Antonio Favale passa con disinvoltura dalle altezze alle profondità marine, e da una verticale, questa volta sommersa, il mondo appare vestito di sole e di luce, scandito nelle vele variopinte di tante barche mosse dal vento e dalle correnti. E’ l’approdo sicuro verso una superficie distante dagli abissi composti di sciabolate blu zaffiro, rivelatrici della gestualità forte, dell’impeto costruttivo che accompagna ogni opera e ogni passaggio da una condizione informe, inconscia e astratta, ad una forma compiuta e definita, in altre parole alla creazione.
A guardarle bene, le pellicole pittoriche tradiscono scie ripetute, tracce, interventi acuminati, provocati dal legno del pennello rovesciato o da altri oggetti, a testimonianza di un’appartenenza, di un dominio della tela come prova di identità, stile, carattere. L’affaccio bidimensionale diventa il luogo privilegiato di ogni “emersione”che in Antonio Favale, se mi è consentito, non percepisco mai come sofferenza o tormento ma come conquista pacata, volontà commossa, meta consapevole di uno spirito quieto. E la pratica del disegno, officiata con dedizione ed esercizio, ce lo conferma pienamente nelle opere grafiche, nutrite di un piacevole e leggero sapore bozzettistico a suggerire la freschezza dell’apparizione artistica come il biancore di luna sui versanti montuosi.
Che si tratti di vette articolate, di scenari collinari o di pianure ampie guidate dall’espediente prospettico dell’albero, coefficiente visivo e punto estremo di vertigine per lo sguardo, non cambia l’intento di coinvolgere lo spettatore dentro i fenomeni della natura, costellati di variazioni atmosferiche repentine e inattese tali da occupare la mente e gli occhi. Per questo risulta difficile rimanere indifferenti a questo gruppo di opere che dalla corteccia maculata dei tronchi a primavera, ai campi coltivati d’estate, racconta i molteplici aspetti del reale, senza trascurare le ombre della notte e tutto il potenziale di mistero e di metafisica verità che ogni evidenza concreta porta sicuramente con sé.
Lorena Gava
 

 


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