1988 - Gli organizzatori

Ottava edizione della Mostra dell’Artigianato Vivo: nessuno sette anni fa avrebbe saputo prevedere un successo e un seguito così lusinghiero che sarebbe toccato a questa manifestazione. E tuttavia non è questo il momento per indulgere a retorica e compiacenza. Otto edizioni di una iniziativa a un certo punto possono anche diventare abitudine e routine, una realtà che rischia di perdere in se stessa la freschezza originaria se non sa rinnovarsi continuamente; e nello stesso tempo perdere da parte dei fruitori il senso della sorpresa e della scoperta, quasi fosse una cosa tradizionale (nel senso peggiore del termine), scontata e quasi dovuta.

L’impegno e l’entusiasmo dei promotori esauriscono la loro carica se non vengono trasfusioni di nuove energie e di nuove iniziative; e nello stesso tempo i visitatori si fanno sempre più critici e sofistici man mano che aumenta la loro passività e diminuisce il loro coinvolgimento. Per questo è giusto porsi un assoluta franchezza l’interrogativo: l’artigianato vivo è sul serio ancora vivo, o non rischia la paralisi, l’asfissia, la morte? Un rischio ancora più micidiale nasce dall’incuria, da disinteresse e dall’indifferenza da parte di coloro che per ufficio e posto occupato son delegati in prima persona a promuovere, a incoraggiare e a creare le condizioni reali affinché simili iniziative non caschino in un deserto, ma trovino il loro habitat per crescere e svilupparsi.

L’artigianato non è fumo da buttare sugli occhi degli elettori, né grosse parole con cui riempirsi la bocca nei discorsi ufficiali. L’artigianato è una scelta di vita che porta valori di creatività a tutta la collettiva; è una realtà viva di cui tutti abbiamo bisogno per sentirci ed essere più vivi e più liberi; proprio per questo deve essere sostenuto da tutti i supporti logistici, economici, politici per cui possa incrementarsi in una comunità. E la comunità di Cison di Valmarino, in particolare, avrebbe tutte le carte in regola per poter essere stabilmente, e non solo una volta all’anno, un centro vitale di artigianato (come, d’altra parte – e il discorso è strettamente connesso – avrebbe tutte le attitudini per essere centro vitale di turismo): sia per tradizione storica, sia per condizioni geografiche, sia per predisposizione mentale.

Ma può succedere che certe occasioni favorevoli non si sappia (o si voglia) cogliere al volo e sfruttarle; può succedere che certe condizioni opportune non si ripetano più sia per miopia e le condizioni inadempienze degli amministratori, sia per la pigrizia e il menefreghismo degli amministrati: e allora tutti ne usciranno impoveriti e sconfitti. In questo caso non sarebbe l’artigianato a morire (poiché l’artigianato è una realtà che sa rigermogliare in altri spazi e in altre condizioni); saremmo noi a morire dentro per aver accettato – più o meno supinamente – di perdere gli stimoli e le ricchezze che esso poteva offrirci per la nostra crescita.

Gli organizzatori

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