1991 - Organizzatori

Fedele per 10 anni alla veste datale inizialmente, la Mostra dell’Artigianato Vivo che in questi anni ha visto avvicendarsi centinaia di espositori e migliaia di visitatori, ha deciso quest’anno di percorrere nuove vie. E l’espressione non ha solo un senso figurato. Le bellissime piazze di Cison, Tovena e Rolle diverranno la cornice ideale di una manifestazione frazionata in tre festività successivo del mese di agosto.

La manifestazione sarà perciò notevolmente diverse dagli anni precedenti: non si avranno più espositori divisi in settori tutti raccolti insieme, ma gli artigiani della stessa disciplina impegnati durante tutto l’arco della giornata loro assegnata in un lavoro che si andrà concretizzando sotto gli occhi del pubblico. La scelta delle discipline e dei luoghi non è casuale ma frutto di un’indagine storica. Chi degli abitanti del luogo non ricorda i vecchi mestieri tipici di questa zona? Come si possono dimenticare le numerose e fumose fucine dei fabbri, le operose filande, gli instancabili mulini, le donne sedute a ricamare la “dota” , l’ascia e lo scalpello guidati da mani esperte, capaci di colpi meditati e precisi? Per non dire delle testimonianze scritte conservate negli archivi o della stampa del Settecento che ritrae un vasaio che vende terrecotte e … “co sta zesta vegno fin da Role…”.

Ricordiamo che nel Seicento e nel Settecento gli artigiani a Cison rappresentavano un numero cospicuo quanto significativo. Ciò era dovuto alla presenza della famiglia Brandolini che ricorreva agli artigiani per tutte le sue necessità: la manutenzione del castello, delle osterie ( privativa del conte), delle case coloniche, dei mulini, dei folli, officine dei battiffero.

Non bisogna dimenticare l’importanza politico – amministrativa che Cison ricopriva in quel periodo, quale capoluogo della contea di Valmareno e residenza dei conti Brandolini, della Cancelleria e del Tribunale (Note storiche del prof. Gasparini, tratte da “Egidio Dall’Oglio e il suo tempo”). Ma lasciamo agli storici il compito di attingere alle fonti notizie e fatti del passato e tentiamo di dedicarci a un presente da valorizzare, a un presente fatto di persone che ancora riescono a comunicarci la passione e l’emozione del lavoro fatto a mano. E ad ogni modo “il preteso uomo nuovo dell’era elettronica ha un volto arcaico e le sue aspirazioni vengono da un cuore che palpita per gli stessi fremiti dei contadini di trent’anni fa o delle più remote età della terra” ( da “Paese Veneto” di Ulderico Bernardi).

Gli organizzatori

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