1996 - Luciano Cecchinel

Per qualche decennio, col declino delle nostre zone della civiltà contadina e artigianale di fronte all’imporsi capillare della rivoluzione tecnologica, della produzione meccanizzata di serie e di modelli ad esse collegati, si è tornati insistentemente sul problema dell’ omologazione e della resistenza possibile a tale fenomeno. Oggi quel processo di cambiamento si è quasi del tutto consumato e quindi, mentre è ormai lontana la cesura degli anni ’60 – ’70, il fenomeno dell’ omologazione è meno avvertito e avvertibile così come è meno marcata la resistenza ad esso. E tuttavia si possono ancora individuare persone che non vogliono diventare per forza diverse da quello che sono state; talvolta infatti le strutture interiori possono essere più forti dei condizionamenti esterni.

Capita allora che al fine di rimanere abbarbicati a una tradizione , si accettino o si scelgano forme di marginalità, e proprio la fedeltà ai segni del passato feconda sovente la ricerca creativa e consente l’individuale peculiarità culturale. Questo vale per gli artigiani, ma è lecito dire, in molti casi, per gli artisti che convengo ad agosto qui a Cison: essi si sono messi per istanza interiore sul solco di una tradizione antica e la coltivano attraverso i segreti e talvolta anche attraverso gli utensili che per secoli la hanno caratterizzata.

Così se oggi le condizioni socioeconomiche sono troppo cambiate nel senso dell’abbondanza e dell’agio per consentire un recupero sostanziale di un passato che si era quasi staticamente riprodotto per molto tempo, gli artefici che tornano a popolare vecchie casa di questo, come gli altri centri storici, si pongono in qualche modo in sintonia con quel passato per altri aspetti ormai irriproducibile. E i vecchi muri possono allora restituire l’eco di rumori simili a quelli che una volta eccheggiavano , la vecchie stanze possono ancora fervere di appassionato lavoro.

E’ ad ogni modo da dire che, per quanto approfondite e correte siano molte iniziative tendenti al recupero culturale, c’è sempre il pericolo che le loro applicazioni, assumono un aspetta folkloristico più che folklorico, quando non un improprio sapore di sagra .Bisognerà allora che anche tutti noi, fruitori esterni, cerchiamo di metterci in sintonia con questa grande mostra – lavoro, ripensando al mondo che si è dileguate da queste vecchie abitazioni e su questo nuovo rito grazie al quale il loro antico spirito dinamicamente si ripropone.

Questo nella consapevolezza di costruire un futuro che ne possa ancor tener conto: infatti, al di là del valore documentario per cui è già importante conservare cose e tradizioni perché possano essere in futuro riscattate, queste periodiche aggregazioni di artigianato artistico, possono assumere – e lo vanno infatti assumendo – il valore di salvaguardia sociale ed economica : grazie ad esse si aprono prospettive di valorizzazione e ripresa per attività che, divenute desuete, rischiavano di sparire con tutto il loro ammaliante tesoro di affetti e di segreti.

Luciano Cecchinel

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