1999 - Toni Basso

Artigiani da sempre

Pareva che tutto il quesito dovesse girare intorno al “quando”, quando cioè era apparso l’uomo sulla faccia della terra. Poi, l’ affermarsi delle teorie evoluzionistiche proiettò sull’ esistenza dei viventi un’ ombra lunga dentro la quale, ad un certo momento, in un’ epoca relativamente recente, si profilarono anatomie, atteggiamenti, e gesti che furono definiti dagli studiosi moderni con una di quelle brutte parole con cui la scienza tratta la natura: “ominazione”. Si dice proprio così. In realtà pare si voglia intendere che, procedendo dagli antenati, una specie di viventi , in un tempo e in un luogo sui quali sarà qui il caso di lasciar perdere, abbia assunto quelle caratteristiche per cui la specie può essere definita “ umana”, e “uomo” l’individuo che lo personifica.

A questo punto, caduta la curiosità sul “quando” , nasce incalzante quel del “ che cosa” possa aver caratterizzato alle sue origini la specie umana. L’ archeologia esibisce dei sassi. Solo sassi? Appunto solo dei sassi. Per giunta neanche integri ma “rotti”. Sono stati trovati l’ uno vicino all’ altro, quindi non lì per caso e sono rotti nella stessa maniera, quindi di “intenzionalmente”.

L’intenzionalità, la volontà, ecco il significato di quei sassi. Il “ significante” , cioè il veicolo attraverso il quale ci giunge il messaggio, è il sasso scheggiato. In quell’ oggetto apparentemente muto è contenuto il segno della volontà. Ma anche quello della manualità, della capacità cioè di usare la mani per produrre un oggetto.

L’individuo che era venuto prima non avrebbe potuto “impugnare” un sasso per percuoterlo contro un altro e romperlo, per la semplice ragione che al posto delle mani aveva le zampe: era un quadrupede, e le zampe gli servivano solo per tenersi in equilibrio e per muoversi. Quegli arti cosiddetti “ anteriori” non avevano né la libertà di alzarsi stabilmente nell’ aria, né l’agilità di “maneggiare”, vale a dire di imprimere precisione al gesto in quanto mancavano della capacità di “addurre il pollice”, di spostare cioè il primo dito contro gli altri quattro. Bella scoperta! Sissignori. Perché è proprio la capacità di compiere quel gesto, rivelata da quel sasso, che ci avverte al salto, manuale e mentale, avvenuto nel processo evolutivo della specie. Intelligenza e manualità sono dunque i connotati che individuano il primo uomo, e che ne caratterizzeranno la natura, L’uomo nasce artigiano. L’uomo è artigiano per natura. Con la testa alta sulla terra, egli è anche osservatore, ascoltatore. Del mondo che gli sta intorno imparare a cogliere la varietà delle forme e dei colori, il movimento degli animali e degli alberi, il rombo del tuono e il fruscio della pioggia.

Prova sensazioni che non sono più solo quelle animalesche della fame, del freddo, del dolore, o della paura, o del bisogno di accoppiamento.

Prova emozioni che lo affascina, al punto da portare dentro di sé il desiderio di riprovarle, di impadronirsene di dominarle, fin quasi a poterle, lui stesso, riprodurre. La sua bocca capace solo all’urlo comincia a riprodurre la voce degli animali, il canto degli uccelli, il fischio del vento, il brusio delle foglie agitate della brezza, un assortimento di espressioni , di modulazioni, di invenzioni dalle quali trae un linguaggio suo proprio con cui comunicare ai propri simili messaggi di bisogno o di tenerezza. Ecco allora che anche la sua mano imparare l’ esercizio dell’imitazione, della comunicazione emozionale.

L’artigiano diventa artista. Poi la mete si affina nell’osservazione caparbia della natura per cogliere i segreti e dedurne le leggi, così da condurre al suo dominio l’allevamento degli animali, la coltivazione della terra, l’uso del fuoco, lo sfruttamento dell’acqua , in modo da affrontare con minor fatica e maggior profitto i bisogni primari dell’ alimentazione e della protezione dalle inclemenze ambientali, ma anche quelli secondari che scaturiscono dal rapporto cui suoi simili, avviati ormai alla edificazione del consorzio sociale. Manualità, gusto estetico, ingegnosità sono i connotati dell’ artigiano che ha fatto la preistoria e la storia dell’umanità. Altri ha detto: la mano, il cuore, la mete.

La mano è stato l’abile e docile strumento attraverso il quale la mente e il cuore sono potuti calarsi dentro alla materia. Finchè la mano ha mantenuto siffatta intimità di rapporti l’opere dell’ artigiano ha conosciuto i vertici del capolavoro. Quando la materia gli è sfuggita di … mano, ed è entrata nel groviglio della macchina, nel vortice della produzione in seria, nel labirinto della competizione commerciale, quel giorno sarà sempre velato di tristezza, non solo per l’ artigiano che vede sbiadirsi una parte della sua fisionomia, ma anche per tutti noi che da quelle mani abbiamo ricevuto le dignità di uomini, una vita più confortevole e magari anche un raggio della bellezza.

Toni Basso

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