2000 - Federico Velluti

Sono grato agli amici dell’Associazione Corte del Mazarol per avermi affidato l’incarico di presentare la 20° edizione della mostra dell’artigianato a Cison che corona, in modo significativo, la diuturna fatica degli organizzatori. Questa annuale occasione di incontro è divenuta un atteso appuntamento a livello nazionale e si qualifica per una sua particolare specificità, fatta di calorosa amicizia, di spirito conviviale e, al contempo, di capacità selettiva e di attenta ricerca.

Non è impresa facile trovare un linguaggio culturale che sappia comunicare, in modo ammiccante, con un pubblico eterogeneo sapendone catturare l’interesse e la simpatia, particolarmente in un periodo nel quale il continuo fiorire di manifestazione finisce per generare un vago senso di saturazione.

La mostra di Cison poggia su un esperienza maturata nell’arco di 20 anni ed abbiamo verificato che, in questo tempo, ha saputo reggere con estrema vitalità, rinnovandosi e offrendo proposte sempre stimolanti. A ciò si aggiunga l’aver evidenziato l’importanza ambientale di un piccolo centro storico che possiede tutti i requisiti per porsi come punto di riferimento significativo nel turismo regionale.

Questa fortunata circostanza pone grosse responsabilità, a livello di tutela e di valorizzazione, da parte degli enti preposti e dei singoli cittadini. Non possiamo ignorare quali insidie comporti la così detta “valorizzazione turistica”; particolarmente quella che si muove, ancor oggi, sul malinteso concetto fruizione selvaggia dettata dalla logica del mordi e fuggi, dello sfruttamento economico violento e senza ritorno. Il nostro territorio pullula di questi misfatti; ne sono esempio emblematico molti luoghi di villeggiatura della fascia alpina o costiera nei quali la cattiva gestione delle risorse sembra aver generato un processo non più reversibile.
Fortunatamente il caso di Cison è molto diverso e i suoi abitanti dimostrano, in modo eloquente, che hanno a cuore il destino del proprio centro storico.

Ciò che più preoccupa sono le eventuali pressioni esterne, date dalla rivalutazione immobiliare, dall’affarismo che non ha né il tempo né la voglia di soffermarsi su questioni che riguardano il rispetto ambientale o la corretta fruizione di un patrimonio comune.
Sfortunatamente la cultura edilizia del nostro paese non sembra volersi evolvere dalla logica che ha dominato i fatidici anni cinquanta e sessanta, nei quali vigeva il principio che qualsiasi area fosse edificabile e qualsiasi cento storico venisse manomesso in nome di un modernissimo già vecchio al momento della sua nascita.

Facendo queste considerazioni penso, con apprensione, alla Corte del Mazarol a quel suo magico equilibrio fatto di complicità, ma anche di sapiente armonia.

Potrà veramente salvarsi, in un tempo futuro, da quelle ristrutturazioni che, pur mosse dalle più lodevoli intenzioni, finiscono col cancellare la suggestione delle antiche materie omologando tutto in quei desolanti pasticci fatti di citazioni post moderni mescolate a soluzioni finto rustiche che portano invariabilmente all’effetto “pizzeria”?

Alla luce di questi paventati e frequenti esiti, penso che la nostra Cison potrebbe approfondire, con particolare attenzione, proprio tale argomento, svolgendo un ruolo ancora più specifico e determinante a livello regionale.

Il restauro edilizio può sembrare una tematica inflazionata, ma di fatto non lo è, soprattutto per quanto concerne il corretto uso dei materiali tradizionali, carpenterie, ferri battuti, elementi lapidei ecc.

Possiamo affermare, senza peccare di campanilismo, che il Veneto possiede risorse artigianali di livello qualitativo molto alto; malgrado ciò le scelte politiche si sono messe in tutt’altra direzione privilegiando un tipo di produzione seriale che si configura con caratteri privi di originalità e specifica connessione con la nostra cultura.

Le ferree regole del mercato e della moda reclamano ormai una totale omologazione, propagandata capillarmente attraverso tutti i canali della comunicazione; ne consegue che il messaggio status sociale trova terreno fertile nell’edilizia dove, più chiaramente, si esprimono le contraddizioni di una società proiettata violentemente da un’economia agricola ad un sfacciato benessere di tipo industriale.

In tale contesto il recupero dei nuclei storici o delle singole abitazioni tradizionali passa, gioco forza, attraverso pesanti condizionamenti di tipo tecnologico uniti ad un diffuso analfabetismo che ha reso estranei e obsoleti linguaggi e forme ancora noti all’inizio del nostro secolo.

Non si vuole con questo inneggiare ad un nostalgico passatismo o rifiutare le risorse attuali quanto rilevare che non si può essere vera cultura là dove siano scordate le proprie radici e la propria storia.

Gli argomenti precedentemente enunciati fanno sì che un corretto restauro edilizio, oggi come oggi, sia divenuto un lusso concesso solo a pochi; le cause vanno cercate principalmente nella mancanza di manodopera specializzata e nell’assoluta carenza di scuole che possano fornire un’adeguata preparazione. Tale circostanza ha generato una situazione di disinformazione per la quale sarebbe auspicabile che molti operatori del campo edilizio tornassero a recuperare quel patrimonio di cognizioni che i loro padri, o quanto meno i loro nonni, conoscevano perfettamente.

Il recente recupero del castello Brandolini è un ulteriore passo compiuto nella direzione che qui si auspica; non solo per la sua straordinaria valenza mentale e monumentale ma anche per la potenziale funzione di centro promotore che potrebbe svolgere, integrandosi con il nucleo storico di Cison e consolidandole l’immagine a livello nazionale.

Speriamo che questa occasione non si perda lasciando che sia il profitto a costituire l’unico asse portante che deciderà il futuro di questo luogo dalle caratteristiche davvero uniche e irripetibili.

Esprimo tutta la mia gratitudine all’associazione culturale “il Mazarol” che ha saputo comunicare le suddette potenzialità con raro impegno ed intelligenza.

Feltre, 5 giugno 2000
Federico Velluti

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