2003 - Manlio Brusatin

Piccolo elogio della “carega”
L’artigianato ha prodotto l’industria, e si pensava che l’industria avesse assorbito ogni forma di artigianato, lasciandone qualche trascurabile sopravvivenza. Ora alla fine e all’inizio del Millennio l artigianato rinasce dopo l’industria quasi come l’erba che buca l’asfalto. Il perfezionamento dei mezzi tecnologici di produzione non ha cancellato ma riproposto progressivamente il risultato di un lavoro sempre più “fatto con l’occhio e con la mano”.

L’aspetto della serializzazione e della moltiplicazione degli oggetti ripropone ancora i modelli della quantità, quella qualità totale ( total quality ) che era solo nell’oggetto unico, trasmesso nella sua perfezione e insostituibilità della concentrazione di una cultura spontanea e dal lavoro nascosto di migliaia di mani e di piccoli saperi. In quel particolare oggetto d’uso quotidiano appariva una verità e una qualità che non appare nell’oggetto d’oggi, dove prevale l’assoluto destino della vendita, finendo il proprio scopo non appena l’oggetto è comprato e collocato. Non si tratta solo dell’oggetto bello ma dell’oggetto vero che assume spontaneamente l’immagine di una “utilità che piace” ed è connessa a quegli oggetti d’uso che pur apparendo tutti uguali, tutti uguali non sono. Hanno una loro specifica caratteristica e identità, come i singoli individui del genere animale a cui ci si affeziona, e pur essendo questi oggetti di un genere inanimato, hanno un’ anima, anzi hanno più anime che stanno accanto alla nostra. Da questi non possiamo né sappiamo separarci.

Una sedia impagliata di una casa contadina esprime, in maniera originaria, una cultura e insieme tutte le caratteristiche del buon design. Vediamo in essa l’immagine concreta di una buona seduta universale oltre che gli elementi minimi e massimi di uno stile, lo stile di un oggetto di buon uso che non invecchia, ma dura confermando la sua intrinseca qualità.

Guardate la classica sedia di paglia che avete in soffitta e avete recuperato da poco nella vostra nuova casa. Aveva ed ha un disegno esemplare ed un’ossatura che è costruita con delle connessioni inalterabili. La paglia è andata, con molta più dignità di un’imbottitura, ma si può facilmente rifare perché è rinato il mestiere del “ caregheta “ in forma più nobile e divertente. Chi riuscirebbe a disegnare meglio la curvatura delle due gambe posteriori di questa sedia? – rispetto alla possibilità di spostamenti e di oscillazioni, senza rovesciarsi o cadere. Le due gambe davanti sono più statiche e appoggiate e ospitano, con riguardo, il personaggio che si siede, indipendentemente dalla sua statura umana o sociale. Sono legate a quelle posteriori con pioli sagomati e inseriti come un innesto, non si allentano mai. Il piolo principale messo millimetricamente ad un’altezza giusta, serve a connettere le due gambe davanti e la fissa in maniera stabile ma serve anche per appoggiare i piedi in una posizione molto riposante e rilassata.

Ma le due cose inarrivabili come disegno originario sono la seduta e lo schienale che sono due cose fortemente differenziate anche se contigue. La seduta si adatta ad un intreccio di paglia che converge al centro con diagonali simmetriche che diventano comodissime senza seguire esattamente le forme così umane del sedere. Una seduta troppo modellata fa sì che non sia adatta a tutti i sederi e che costringa ad una posizione obbligata in maniera tale che non ci possa muovere senza seguire indolenzimenti e sudori mortali. Molte sedie o poltrone troppo anatomiche intrappolano l’ospite al punto che non si può più muovere o tirare su. Invece la sedia in paglia intrecciata, rigida e soffice allo stesso tempo, geometrica e anatomica alla stessa maniera, in più fatta con materie semplici e naturalmente ecologiche è lì in piedi come un prodotto di natura. Certo, la parte davanti in paglia è soggetta ad una maggiore usura ed ecco una lista di legno messa sul davanti può diventare un elemento che se ne salva la durata, nel punto più debole. Come è il caso degli antichi casoni veneti dal tetto di paglia che diventano fragili nella linea di colmo e quindi si è arrivati a una protezione fatta da una grossa treccia di paglia che inalberava sul tetto anche i simulacri dei santi protettori, anche loro con una precisa funzione: “A peste, a fame et bello, libera nos Domine”.

Lo schienale della nostra sedia è in realtà uno scheletro talmente essenziale e ben modellato che sembra un astuccio riuscito per accogliere qualsiasi schiena. Le gambe posteriori della sedia, collegate da traverse di legno, si allungano vertebre senza nessuna offesa, mentre in qualsiasi altra sedia, le stecche dello schienale comprimono ora questa ora quella vertebra dorsale, addominale o lombare e sembrano fatte apposta per mettervi in croce.

Ancora, in quella semplice, bella e comoda architettura artigianale della sedia in paglia, la seduta era alta da terra un piede (34,77 cm più un terzo di un piede veneto cioè 46,36 cm). Questa appare una seduta alta per una popolazione che, prima dei secoli della polenta, aveva un'altezza media di un tavolo da pranzo era alto 80 cm perché era munito di cassetti , ma soprattutto perché era più vicino... alla bocca e, il pranzo dal piatto fumante era divorato più che gustato. Ora ognuno di noi è diventato inconsapevolmente un gigante rispetto alle misure umane di allora, lo vediamo dalle molte armature medievali che sono presenti nei castelli che erano fatte quasi per una popolazione di nani, ma quella stessa altezza di una sedia e di un tavolo vanno bene anche per noi. Ogni tempo ha la sua misura e certamente la sua cultura, ma una sedia di paglia rimane comunque giusta e dà ancora molti insegnamenti al mondo acculturato dell' high-tec..

Una sedia rimane nel tempo "la sedia" rispetto ad ogni ergonomia troppo moderna che respinge molte volte non soltanto ogni volontà di piacere ma soprattutto ogni buona volontà di sedere. Una sedia è una sedia, e quella del buon artigianato lo è sempre. La sedia in generale, e quella di paglia in particolare, si chiama in lingua veneta " carèga", proviene dal greco "cathèdra". Ecco che dalla sedia, anche dall'ultima sedia si può imparare, come da una cattedra, imparare e capire chi si siede e chi starà in piedi

Manlio Brusatin
Asolo, 14 maggio 2003

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