2004 - Ugo Mattana

Artigianato dal monte al piano

Lo sbocco di valli principali e secondarie si accompagna solitamente alla presenza di agglomerati urbani, la cui vitalità dipende dal favore della natura, ma soprattutto dai processi di stratificazione storica che ne hanno segnato l’evoluzione. Così, ad esempio, felici condizioni di esposizione si mescolano a opportunità difensive, oppure lo sfruttamento energetico di acque copiose si combina con una felice collocazione viaria.

Ma la funzione di questi centri di sbocco, come appunto Cison di Valmarino, era principalmente in passato quella di snodo commerciale tra il basso e l’alto, di fulcro di un complesso gioco di relazioni e di simbiosi tra “terre alte“ e “terre basse”, l’anello di una catena che si dipanava attraverso la molteplicità delle attività tradizionali. Fra queste, in primo luogo, l’attività agro-silvo-pastorale che nella sua specificità obbligava a un adattamento ai ritmi stagionali, imponeva uno spostamento verticale di uomini e animali, determinava una discontinuità temporale nell’intensità del lavoro.

Affascinante è la ricerca delle testimonianze anche materiali di questo addomesticare e abitare in montagna: uno di questi segni è, per esempio, il laboratorio attrezzato di falegnameria rinvenuto nell’insediamento romano di Monte Castellazzo. Un altro più recente, ma sempre nello stesso solco di un artigianato popolare, è il gancio in corniolo (“pic”) che scorreva, fino a qualche decennio addietro, sulle teleferiche (“fil a sbalz”) delle nostre montagne: si tratta di un ingegnoso strumento, dall’aspetto ancora arcaico, cui era annodata la corda che legava il fascio di legna minuta. La contiguità di questi esempi invita quasi a immaginare una sorta di filo conduttore che lega nel tempo semplici, ma raffinate attività manuali.

Oltre all’artigianato, un’altra espressione storica del cordone ombelicale tra il monte e il piano furono le fiere e i mercati, che assolvevano in primo luogo ad una primaria esigenza commerciale: prodotti della vita silvo-pastorale scendevano dalle terre alte lungo il complicato intreccio di mulattiere e teleferiche e venivano scambiati con i prodotti del piano o di aree lontane. Eppure la loro vitalità superava ovunque il campo puramente economico per assumere un significato di incontro culturale e sociale, e per porsi come attesa e gradita pausa sul cammino di vita quotidiana austera, faticosa, parsimoniosa.

Le esigenze di una società profondamente mutata e gli attuali modelli di vita hanno spazzato gran parte di questi antichi presupposti: è rimasto invece, come indelebile retaggio degli appuntamenti fieristici e mercatali, l'aspetto ludico e di intrattenimento, spesso connotato da nostalgici riferimenti ad un passato idealizzato, purgato dal ricordo ingombrante della fatica, della privazione, degli stenti; anche la riproposizione di varie forme di artigianato si trasforma in occasione di festa e di incontro sociale.

Il recupero di antichi mestieri, sia pure nelle forme di sopra accennate, viene allora ad assolvere una inestimabile funzione documentale: esso impedisce l’oblio di una cultura materiale e di una organizzazione sociale ormai quasi totalmente scomparse; impedisce l’oblio della propria storia e della propria identità, ripercorrendo a ritroso l’attività globale dell’uomo nel tempo.

Ugo Mattana

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